sospirato da aMarEa alle ore 22:05 domenica, 18 ottobre 2009

Per ogni risata una lacrima..

E così è stato davvero.

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categoria : film
sospirato da aMarEa alle ore 10:53 sabato, 03 ottobre 2009

Le sorprese non mi piacciono.
Mi mette ansia non sapere cosa mi aspetta, pensare che qualcuno possa cogliermi impreparata.
E così me le rovino sempre.
Le sento nell'aria, le fiuto.. in realtà mi piacerebbe riceverle, ma quando poi mi rendo conto che qualcuno sta per farmene una, inizio ad essere assillante e chiedere, chiedere, chiedere.. finchè l'altra persona non si arrende e ammette tutto. Esattamente: ammettere. Perchè io scopro sempre di che si tratta molto tempo prima. Purtroppo questo mio modo di fare (insopportabile, ora sono io ad ammettere) spesso fa sì che alla fine la persona in questione rinunci nel suo (piacevole) intento.
Un esempio? Tempo fa per il nostro anniversario lui stava organizzando qualche giorno in un agriturismo.. era così strano in quei giorni che in poco tempo sono riuscita a scoprire tutto! Risultato? Il viaggetto è saltato.
Mia sorella, conoscendomi, per anni mi ha preso in giro parlandomi di una sorpresa fantastica che voleva farmi, dicendomi però che non era ancora il momento giusto.. facendomi scervellare ogni volta che me la ricordava!
Ovviamente non esisteva nessuna sorpresa, si divertiva solo a vedermi agitare e cercare di capire cosa fosse.
Al di là di questo tipo di sorprese però, non riescono nemmeno a farmi un regalo senza che io lo capisca prima.
Quando si sta per avvicinare il mio compleanno o Natale.. o un anniversario io inizio: "cosa mi regaaaaliiii?" 1... 2... 4... 10.. 1000 volte al giorno e alla fine cedono tutti.
Ovviamente ci rimango male, mi rovino la sorpresa, così ultimamente cerco di trattenermi e limitare il numero di domande.
Ma..

MarEa: "okok.. non ti chiedo più cosa mi regali, ma un aiutino???"
sorella: "Se vuoi dopo a casa ti faccio vedere il pacchetto da lontano.. basta che poi la smetti!"
MarEa: "ok!"
Dopo qualche ora..
sorella: "noooooo poi ci siamo dimenticate e non ti ho più fatto vedere il liiiibroooo!"
...


lui: "sì.. bè.. questo ristorante non ha proprio l'atmosfera che volevo.."
MarEa cercando di sentire quello che dice: "eh? ah.. sì.. mmm.."
lui cercando di urlare un po' di più: "non potevo mica darti l'anello qui!"
.. silenzio
Il cuore di MarEa perde un battito, per poi riprenderlo con altri mille sempre più veloce.. (Ho capito bene? Si è accorto di quello che ha detto? Il viso non rivela nulla.. è tranquillo, possibile che io abbia sentito male?)
Così dopo che il cameriere ha portato via i piatti, e portato i dolci, MarEa con una fetta di torta gelato al limone davanti, indaga.. (in realtà la torta gelato al limone l'aveva chiesta lui, ma si sa come vanno queste cose ormai: quello che ordina lui è sempre più buono quindi per evitare che lei inizi ad andare avanti e indietro con la forchetta dal suo piatto, lui scambia i dolci)..
.. comunque MarEa sonda il terreno:
MarEa: "eh così, il regalo che dovevi darmi l'hai lasciato a casa... uhm.. adesso però mi hai incuriosito.. non puoi lasciarmi così.. mi piacerà?"
lui: "a tua madre è piaciuto un sacco l'anello!"
.. aridajeeee!

sospirato da aMarEa alle ore 02:10 lunedì, 21 settembre 2009

"Nonna, nonna! Mi racconti una storia?"

Quand'ero piccola, capitava che mia nonna venisse a stare a casa nostra per qualche settimana.
Adoravo quei periodi.
I miei genitori hanno sempre lavorato molto, per loro il sabato e la domenica sono sempre stati giorni come gli altri.. ma anche se la mamma faceva il turno di notte e magari quando tornavamo da scuola dormiva e il papà finiva di lavorare alle 11 di sera, hanno sempre cercato di essere presenti. E ci sono riusciti.
Però quando c'era la nonna, l'atmosfera in casa era comunque diversa.
Era più casa.
In quei periodi io e mia sorella dormivamo con lei nel lettone, mentre mamma e papà dormivano nei nostri letti.
La mattina ci prendeva in spalla e ci portava in cucina, dove la colazione era già pronta. Con lei era tutto più buono.. anche latte caldo e pane raffermo. In giorni normali probabilmente avrei storto la bocca e spostato il pane lamentandomi perchè non c'erano i miei biscotti preferiti, ma quando c'era lei tutto era speciale. E il sapore del pane vecchio inzuppato nel latte caldo era la cosa più buona del mondo.
A scuola le ore non passavano mai; mi bastava pensare che a casa c'era la nonna e una sensazione calda mi avvolgeva e mi faceva sentire al sicuro.
La sera, sotto le coperte.. dopo aver detto le preghiere, la nonna ci raccontava storie di tempi lontani.
Ricordo che non ne avevamo mai abbastanza e a volte, stanca, ci prendeva in giro:
"C'era una volta un Re seduto sul sofà, che disse alla sua serva raccontami una storiella. La serva cominciò:
"C'era una volta un Re seduto sul sofà, che disse alla sua serva raccontami una storiella. La serva cominciò:
"C'era una volta un Re seduto sul sofà, che disse alla sua serva raccontami una storiella. La serva cominciò:
E rideva.
Le nostre proteste la facevano sempre ridere, ma subito dopo iniziava a raccontare un'altra storia di mondi incantati.

Stasera non riesco a dormire, fuori piove e io sento una tristezza infinita.

Voglio ascoltare una storia.
Come allora.

"Sera. Locanda Almayer. Stanza al primo piano, in fondo al corridoio. Scrittoio, lampada a petrolio, silenzio. Una vestaglia grigia con dentro Bartleboom. Due pantofole grigie con dentro i suoi piedi. Foglio bianco sullo scrittoio, penna e calamaio. Scrive. Bartleboom. Scrive.

Mia adorata,
sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò che conta è che ora sono qui. La locanda è ospitale: semplice, ma ospitale. È sul colmo di una piccola collina, proprio davanti alla spiaggia. La sera si alza la marea e l'acqua arriva fin quasi sotto alla mia finestra. È come stare su una nave. Vi piacerebbe.
Io non sono mai stato su una nave.
Domani inizierò i miei studi. Il posto mi sembra ideale. Non mi nascondo la difficoltà dell'impresa, ma Voi sapete - Voi sola, al mondo - quanto io sia determinato a portare a termine l'opera che è stata mia ambizione concepire e intraprendere in un giorno fausto di dodici anni fa. Mi sarà di conforto immaginarvi in salute e in letizia d'animo.
Effettivamente non ci avevo mai pensato prima: ma davvero non sono mai stato su una nave.

Nella solitudine di questo luogo appartato dal mondo, mi accompagna la certezza che non vorrete, nella lontananza, smarrire il ricordo di colui che Vi ama e che sempre rimarrà il Vostro Ismael A. Ismael Bartleboom

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle - Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni -i giorni, gli istanti- che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo -Tu sei matto. E per sempre lo amerà."

Oceano Mare

sospirato da aMarEa alle ore 14:49 martedì, 08 settembre 2009

Per te, che qualche volta ti vedo sbirciare tra queste mie parole..

A cui devo la gioia palpitante
che tiene desti i miei sensi nella veglia,
e il ritmo che governa il riposo nel sonno,
il respiro comune

di due che si amano, e i corpi
profumano l'uno dell'altro,
che pensano uguali pensieri
e non hanno bisogno di parole
e si sussurrano uguali parole
che non hanno bisogno di significato.

L'irritabile vento dell'inverno non potrà gelare
Il rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose
Nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto

Ma questa dedica è scritta affinchè altri la leggano:
sono parole private che io ti dedico in pubblico.

Thomas Stearns Eliot

sospirato da aMarEa alle ore 20:07 domenica, 06 settembre 2009

Approfittando di questi giorni di vacanza in cui la città era deserta e il caldo così soffocante da non riuscire a studiare, sono tornata a casa dei miei a prendere un po' di cose che avevo lasciato lì.
Avrei voluto mettere via tutto così come si trovava. Nella stessa posizione in cui l'avevo lasciato quella sera in cui, dando un bacio a mio padre, ero uscita per andare a dormire dal mio ragazzo (perchè mio padre non avrebbe mai acettato una convivenza.. ancora oggi quando mi vede, mi chiede: "ma non era solo qualche notte? Io sono ancora lì che ti aspetto")
Avrei voluto che tutto rimanesse così com'era anche negli scatoloni, disegni sui muri compresi. Quei disegni che anni fa avevo iniziato a fare su quelle pareti che durante il liceo erano state riempite fino all'ultimo centimetro di poster, cartoline e bandiere.
E così sono stata presa da una tristezza infinita. Ogni libro messo nello scatolone era una fitta al cuore..
Ogni libro, un pezzetto di me dimenticato.

 

sospirato da aMarEa alle ore 10:54 mercoledì, 19 agosto 2009

Ma quanti nipoti ha la Signora Fletcher?
Perchè al di là di quello che si dice (che porti sfiga perchè ovunque vada qualcuno ci rimane secco).. ecco, al di là di questo, io vorrei avere una zia così.. che mi tolga dai guai ogni volta che ci sono dentro.

sospirato da aMarEa alle ore 02:55 sabato, 15 agosto 2009

Quand'ero piccola avevo paura dei fuochi d'artificio.
Ogni anno d'estate, il giorno della festa di paese per me diventava un incubo.
Mi svegliavo la mattina con i primi botti e fino a sera stavo male. Mi spaventavo, odiavo quel rumore che riusciva a scuotermi e a penetrarmi nel più profondo. Mi stordiva.
Così passavo la giornata coi lacrimoni agli occhi.
Finchè mia madre, esasperata dai miei pianti, mi regalò una scatolina con dei tappi rosa per le orecchie.
Iniziai così a vivere in modo diverso quel giorno di festa e la sera, con le orecchie tappate e il naso all'insù mi facevo rapire da quel meraviglioso spettacolo tutto colorato. Rinchiusa in quel mio mondo ovattato in cui le percezioni erano alterate, mi sentivo ancora più sola.. imprigionata in una bolla di sapone da cui non volevo uscire. E sognavo di quando avrei guardato quei colori disegnati nel cielo, stretta a qualcuno..

"Non che non abbia ricevuto amore, ma sono sempre stata sola.
Adesso per la prima volta, senza dovermi trattenere, avevo potuto avere qualcuno tutto per me, qualcuno di cui preoccuparmi e che si preoccupasse di me.
E così qualcosa dentro di me era finito.
Qualcosa di triste e infelice in me era sparito, e ora provavo una sensazione come se dai piedi fossero spuntate delle radici che si spandevano nella terra, e in qualunque posto del mondo mi trovassi, o in qualsiasi circostanza, non ero più una creatura sola. Amavo e ricevevo amore con naturalezza ed ero appagata. Sentivo di aver raggiunto pace ed equilibrio, come gli abitanti delle isole del Sud che si nutrono delle papaie e dei manghi che crescono nel loro giardino."

sospirato da aMarEa alle ore 17:08 domenica, 26 luglio 2009

"sì, certo.. capisco.. comunque non si preoccupi, ho emesso la nota di credito, le verranno stornati nella prossima fattura.."

...

Abbassando le cuffie e rivolgendomi a un collega:
"Ohi.. come si dice quando un cliente ha pagato la bolletta due volte..? Come si chiama?"
"Pirla..!"

sospirato da aMarEa alle ore 20:39 sabato, 18 luglio 2009

Nel profondo sud quando arrivano le notizie...

Due comari s'incontrano..
La prima: "Mio nipote ha fatto un esame e ha preso 30!"
La seconda: "Anche mia nipote ha fatto un esame... e ha preso 30!"

1-1 palla al centro.

Finalmente ho capito a cosa serve prendere 30..

sospirato da aMarEa alle ore 23:19 sabato, 04 luglio 2009

Avete in mente quando vi sembra di rivivere la stessa identica situazione due, tre.. cinque, mille volte?

Recitare in uno di quei film scadenti di cui mai nessuno sentirà parlare e che sarebbe stato meglio non girare. E il regista che vi fa ripetere all'infinito la stessa identica scena. Squallida. Assurda.
I
nutile.

Ciak si gira.
E il copione cambierà solo quando ti deciderai a lasciar perdere questo film di terz'ordine.

sospirato da aMarEa alle ore 21:25 sabato, 04 luglio 2009

Semplicemente a volte, bisognerebbe gettare la spugna e dire "avevate ragione voi".

Mi arrendo.

sospirato da aMarEa alle ore 21:09 venerdì, 19 giugno 2009

E ti rendi conto che la persona che più dovrebbe conoscerti, non ti conosce affatto.